Biotecnologie in Agricoltura: Storia, Applicazioni, Benefici E Superfici


Le biotecnologie in campo agroalimentare hanno origini antiche. Per molti secoli restano in una fase definita da alcuni studiosi di storia della scienza “Età inconsapevole”. Per migliaia di anni allevatori e agricoltori utilizzano tecniche empiriche, basate su tentativi poco scientifici, per migliorare la resa dei campi e la qualità degli animali allevati. Grazie soprattutto agli esperimenti di Mendel sull’ibridazione delle piante, nell’800 si apre una seconda fase di maggiore consapevolezza che arriva fino alla metà del '900: quella delle biotecnologie cosiddette “tradizionali”.

Nel 1953 con la scoperta della struttura del DNA e lanascita dell’ingegneria genetica si entra nella terza fase delle applicazioni biotecnologiche. Con la possibilità di manipolare il DNA di un organismo il campo d’azione delle biotecnologie si amplia. Nascono i diversi settori di applicazione delle biotecnologie: farmacologia e medicina, agricoltura, zootecnia e veterinaria, bioindustria, ambiente. Le moderne biotecnologie in campo agricolo mirano a raffinare macroscopicamente e rendere più sicuri i processi rudimentali e grossolani ai quali, da centinaia d’anni, sono ricorsi i contadini. Le tecnologie d’intervento sul patrimonio genetico dei vegetali possono essere distinte sinteticamente in due categorie con ambiti di applicazione diversi: biotecnologie di processo (ambito complementare, di sostituzione, agronomico) e biotecnologie di prodotto (per migliorare la qualità del prodotto o le caratteristiche nutrizionali dell'alimento). La prima generazione di colture ottenute con l’impiego delle moderne biotecnologie ha portato benefici agli agricoltori e ha consentito un minore impatto ambientale delle coltivazioni stesse.

Secondo i dati dell’ISAAA (International Service for the Acquisition of Agri-biotech Applications), nel 2004 la superficie mondiale coltivata con piante ottenute grazie all’impiego delle biotecnologie ha raggiunto gli 81 milioni di ettari, con un incremento del 20 per cento rispetto al 2003. Gli agricoltori impegnati in queste coltivazioni sono passati da sette milioni del 2003 a oltre otto milioni del 2004, il 90 per cento dei quali piccoli proprietari in aree povere di risorse.