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Piu' Latte Dal Mais

Il Programma che Ottimizza il Valore Energetico

A livello internazionale e nella realtà italiana, l’insilato di mais riveste una grande importanza come componente della razione per le bovine da latte. Può costituire fino al 90-100% della sostanza secca (S.S.) della componente foraggera; 40-50% in S.S. dell’intera razione.

La preferenza accordata al mais rispetto ad altre specie foraggere origina da considerazioni di tipo economico, agronomico e da valutazioni più strettamente legate alla qualità del mais come foraggio. Tra i vantaggi agronomici riconosciuti al silomais possiamo ricordare: produzioni elevate di sostanza secca con un unico sfalcio, elevata meccanizzazione di tutti i processi, flessibilità nell’utilizzo da insilato o granella in base a contingenze aziendali, flessibilità nella gestione dei liquami e del letame, facilità di insilamento, ottima appetibilità del foraggio. Il silomais, nelle zone vocate a questa coltura, rappresenta quindi una fonte di sostanza secca che ha un costo unitario tendenzialmente inferiore a quello di altri foraggi. Soprattutto se l’insilato è prodotto ed utilizzato nella stessa azienda.

La crescente importanza del silomais è stata accompagnata da un’estesa attività di ricerca mirata alla piena comprensione delle componenti che influenzano il suo valore nutrizionale. La qualità del foraggio da silomais dipende da fattori agronomici e, a parità di questi ultimi, riveste fondamentale importanza la scelta dell’ibrido da trinciato. Gli ibridi in commercio producono trinciati che sono molto diversi sotto il profilo nutrizionale. Quantificare e comprendere appieno queste differenze, può rappresentare la differenza, appunto, tra redditività e non-redditività dell’allevamento.

Il dipartimento di Dairy Science dell’Università del Wisconsin ha in atto, ormai da diversi anni, un programma di confronto varietale degli ibridi di mais basato su un innovativo approccio di valutazione del loro valore nutritivo nel trinciato. L’indice di performance utilizzato per classificare gli ibridi è di facile e immediata comprensione: la loro resa in latte per quintale di S.S. Poiché nel modello di analisi viene inserita anche la produzione di sostanza secca per unità di superficie, è possibile ottenere anche la resa in latte per ettaro di coltura. Differenze relativamente piccole nelle composizioni dei silomais determinano grandi differenze se espresse come resa in latte. Queste differenze quindi hanno un rilevante impatto sulla redditività dell’allevatore/agricoltore e anche sulle decisioni che il nutrizionista deve prendere nella composizione della razione. L’allevatore/agricoltore che produce in azienda il foraggio, utilizzerà l’indice di performance espresso come latte/ettaro, per scegliere l’ibrido di mais che massimizzi la produzione di latte per superficie investita dalla coltura. L’allevatore che compra una fonte di foraggio non prodotto in azienda sarà, invece, interessato ad acquistare un prodotto con la più alta concentrazione energetica (latte/tonnellata). Il modello di analisi, sviluppato originariamente col nome di Milk95, ha subito costanti perfezionamenti ed aggiornamenti negli anni.

La versione Milk2000 è attualmente utilizzata come procedura ufficiale di valutazione del valore nutrizionale degli ibridi da trinciato dal National Research Council ed è Standard Industriale negli U.S.A. Di recente, è stata presentata al mondo accademico la versione Milk2006.

La resa in latte di un foraggio dipende fondamentalmente da due fattori: il suo contenuto energetico e la quantità ingeribile dall’animale su base giornaliera (Dry Matter Intake, DMI). I metodi tradizionali di valutazione degli insilati si avvalgono di equazioni empiriche per stimarne l’energia netta di lattazione (NEl), e cioè l’attitudine ad essere trasformati in latte, basate sul contenuto in lignina e cellulosa (Acid Detergent Fiber, ADF). La DMI viene stimata solamente dal contenuto in fibre totali (Neutral Detergent Fiber, NDF). Questi metodi non prendono in considerazione i concetti di degradabilità della fibra e dell’amido. Storicamente è stata, quindi, sopravvalutata l’importanza del contenuto in fibra e del rapporto pianta/granella.

Il gruppo statunitense che ha messo a punto Milk2000 ha invece chiarito che, a parità di contenuto, esistono differenze varietali nella degradabilità delle componenti fibrose e amidacee del silomais. Queste differenze influiscono sia sulla quantità di sostanza secca ingerita che sul valore energetico del trinciato (NEl). Se il 45% dell’energia fornita con il foraggio deriva dall’amido, ben il 25% dipende dal contenuto in fibra degradabile. Bisogna ricordare inoltre che la fibra è fonte dei grassi del latte. Appare quindi evidente l’importanza della determinazione della sua degradabilità nel rumine per prevedere le performance della lattifera. Se, quindi, ibridi con una buona produzione di granella e un buon rapporto pianta/granella forniscono generalmente buoni silomais, all’interno di questa cerchia di candidati ci sono differenze, anche molto significative, sia in termini di resa che di qualità del latte.

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